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Master e Commander

Sono stati i giorni di Napoleone. Personaggio che ha eccitato la fantasia di contemporanei e posteri come pochi altri, anche se non è stato gratificato da una adeguata produzione letteraria (se si eccettua la celebre poesia del Manzoni), romanzesca o cinematografica.

Soprattutto il cinema è in debito con Bonaparte. Dopo il leggendario Napolèon di Abel Gance, capolavoro del cinema muto, nessuno ha più saputo riportare efficacemente sulla scena il personaggio del piccolo grande generale diventato imperatore. Per non parlare dei comprimari della sua epoca. Ad Horatio Nelson, l’uomo che gli impedì di dominare anche sul mare, è dedicato un solo film memorabile, Il grande ammiraglio, 1941, di Alexander Korda. L’eroe di Trafalgar è interpretato da Laurence Olivier, il suo grande amore lady Emma Hamilton è Vivien Leigh, la Rossella di Via col vento.

E’ stato con Patrick O’Brian che parte del credito che l’età napoleonica ha con le arti narrative e rappresentative in genere ha cominciato ad essere saldato. Le avventure marinaresche di Jack Aubrey, Jack il Fortunato, impegnato nella lotta senza quartiere sui sette mari con la marina francese, hanno appassionato per tutta la durata della serie (da Primo comando a L’ultimo viaggio di Jack Aubrey) non solo gli appassionati di storia ma anche quelli di navigazione a vela.

Nel 2003, tre anni dopo la scomparsa dell’autore, il cinema si impadronì finalmente del personaggio della storia e dell’età napoleonica che vi si respirava a pieni polmoni, affidando il tutto alle sapienti mani di Peter Weir – australiano che con quelle mani fatate aveva girato un capolavoro dietro l’altro: Picnic ad Hanging Rock, Gli anni spezzati, Un anno vissuto pericolosamente, Witness – Il testimone, L’attimo fuggente, Green Card – Matrimonio di convenienza, The Truman Show. E anche in questo caso, capolavoro fu. Il suo film perfetto, se non addirittura il più bello.

Master e Commander deve tutto ad uno stato di grazia bilaterale, cioé vissuto da ambo i lati della macchina da presa: da un lato, come detto, il regista che omaggia da par suo la memoria ed il talento di Parick O’Brian, dall’altro il carisma recitativo di Russell Crowe, che dopo il Gladiatore ha consegnato alla storia del cinema un altro personaggio leggendario. Affiancato da un altrettanto efficace Paul Bettany nei panni del medico di bordo e voce narrante Stephen Maturin.

Un grande film si chiude con una scena che vale da sola il prezzo del biglietto. I due ufficiali Aubrey e Maturin si ritrovano in quadrato alle prese con una nuova difficile impresa (magari possibile oggetto di un sequel che per una volta sarebbe ben accetto) e con lo scanzonato aplomb di una certa upper class britannica vi si dispongono duettando sulle note di Boccherini e della sua Musica notturna delle strade di Madrid, No. 6, Op.30.

Autore

Mr. Bloogger

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